Progetto - Per merenda... la plastica! (Ed. Civica)

PER MERENDA……LA PLASTICA!

Per l’attività di educazione civica, noi alunni della 1H1M abbiamo analizzato il consumo di plastica all’interno dell’istituto. Ogni anno la nostra scuola produce 2800 kg di plastica, derivante in particolare dagli involucri delle merendine. Cosa possiamo fare per ridurne il consumo?
Nel testo che segue troverete i risultati della nostra ricerca e alcune idee per diminuirne l’utilizzo e raccoglierla in modo efficiente.

La nostra ricerca:

La plastica è un materiale artificiale costituito da macromolecole ad alto peso molecolare di varia lunghezza e possono essere puri o miscelati con additivi vari.

La plastica è leggera, resistente agli agenti atmosferici e all’azione del tempo, igienica, versatile: infatti la utilizziamo quotidianamente in molti modi.

Questo materiale venne creato per la prima volta dal chimico inglese Alexander Parkes tra il 1861 e il 1862, anche se il suo utilizzo si diffuse solo negli anni ‘20 del secolo scorso, quando iniziarono i primi esperimenti per creare materiali plastici.

La plastica comporta molti vantaggi: è economica, infatti in alcuni campi ha sostituito materiali come metalli, vetro e ceramica; è facile da maneggiare, può avere qualsiasi colore e può essere modellata in qualsiasi forma.

Una problematica è costituita dai tempi di degradabilità: dai 100 a 1000 anni.

L’accumulo di materiali plastici è un grande problema, in quanto la dispersione e l’accumulo determinano inquinamento dannoso per la fauna, la flora e gli umani. Un problema particolare è rappresentato dalle microplastiche. Infatti la plastica con il tempo si disintegra e si trasforma in micro-particelle che possono essere ingerite dagli animali, giungendo così, attraverso la catena alimentare, fino all’uomo.

A livello globale, la produzione annuale di plastiche è raddoppiata in poco meno di dieci anni, passando dalle 234 milioni di tonnellate del 2000 alle 450 milioni di tonnellate del 2019.

Ogni anno, secondo i dati forniti dal WWF, 8 milioni di tonnellate di plastica raggiungono le acque degli oceani, creando una minaccia crescente per tutto l’ecosistema. Secondo un altro report, il “The Mediterranean sea: Mare Plasticum”, le tonnellate di rifiuti plastici che finiscono nel Mar Mediterraneo annualmente sono circa 230.000. Il 94% di queste sono macroplastiche, mentre le microplastiche costituiscono il 6%.

Tra le cause principali che rendono il nostro mare così inquinato ci sono l’elevata densità di popolazione, l’errata gestione dei rifiuti e inoltre i grandi afflussi di turisti.

Durante le prime settimane di maggio abbiamo pesato i sacchi di plastica che la nostra scuola produce. Nel giorno di raccolta della plastica, nei bidoni (nei quali sono presenti i rifiuti anche dei nuovi moduli e delle classi del Medi al Bolisani) erano presenti in media 17 sacchi pieni.

Abbiamo ripetuto il conteggio più volte e calcolato la media del peso; in ogni sacco c’erano circa 4,7kg di plastica, che corrispondono a circa 80 kg settimanali, ovvero 320 kg al mese e 2800 kg in un anno scolastico.

Nel mondo vengono prodotte ogni anno 450 milioni di tonnellate di plastica; la produzione di plastica della nostra scuola comparata a quella mondiale (in 9 mesi, ovvero il periodo scolastico) risulta quindi essere lo 0,062%.

La maggior parte della plastica accumulata nella scuola deriva dal consumo da parte degli studenti e dei professori di bevande in bottiglia (acqua, coca cola, tè), di bevande in bicchiere (quelle dei distributori automatici) e di merende contenuti in involucri plastici.

Altra plastica deriva dal consumo del materiale scolastico come gli evidenziatori o involucri di penne.  Abbiamo controllato quindi quali fossero le tipologie di plastica maggiormente presenti negli involucri e bottiglie e se queste fossero riciclabili o meno.

Le tipologie di plastica che si possono riciclare sono 7, i principali sono PET, HDPE, PVC, LDPE, PP, PS e si può identificarli tramite un numero dentro un triangolo.

Le principali caratteristiche e proprietà del polipropilene PP sono: elevato carico di rottura (può infatti sopportare un peso consistente prima di rompersi), bassa densità, buona resistenza termica e all’abrasione. Per tale motivo tale materiale viene utilizzato per la produzione di contenitori alimentari, dato che è considerato sicuro e non disperde microparticelle dannose. È il principale costituente delle confezioni di patatine e merendine e dei sacchetti contenenti posate, tovaglioli e cannucce.

Il PET (sigla che sta per polietilene tereftalato) è uno dei più famosi tipi di plastica. Contraddistinto dal simbolo “1” sui prodotti, è noto per la sua riciclabilità (si può infatti riciclare un infinito numero di volte), per la duttilità e resistenza agli urti, per la resistenza chimica e per la sua ottima prestazione alle alte temperature.

Per quanto riguarda i suoi utilizzi, il PET si può trovare principalmente in ambito alimentare, dato che gli acidi organici non lo intaccano, in contenitori per il cibo e bevande, e, essendo un prodotto altamente igienico, è presente anche in contenitori per farmaci e cosmetici. Inoltre se ne fa uso nell’industria tessile, ed è molto comune come imballaggio.

Una delle plastiche più insidiose e onnipervasive è il Policarbonato, un polimero a base di Bisfenolo A o del suo recente sostituto, il BPS, indicato con il numero 7, che studi recenti ipotizzano sia addirittura più nocivo dell’originale.

Il bisfenolo è un composto chimico che simula l’azione degli ormoni femminili, pertanto è un pericoloso interferente endocrino che influisce sull’equilibrio ormonale degli individui.

Il BPA sembra avere anche effetti epigenetici, cioè di poter modificare l’espressione dei geni.

È usato per costruire contenitori d’acqua riusabili per uffici, bottiglie per bibite, succhi e ketchup, tegami per forni a microonde, il rivestimento interno dei barattoli e scatole per alimenti, gli scontrini di cassa termici e, fino a poco tempo fa, i biberon.

La plastica indicata dal numero 6, ovvero il polistirolo, ha varie applicazioni: una di queste è in ambito alimentare. Infatti viene usata per produrre contenitori, ad esempio le vaschette per contenere gelato, pesce, carne e formaggio. Nella nostra scuola lo troviamo nei bicchieri delle bevande erogate dai distributori automatici.

Il PS è un materiale atossico (quindi sicuro per la salute degli individui), impermeabile e spesso utilizzato come isolante termico e acustico grazie alla sua leggerezza, longevità, immunità a muffe e facilità di trasporto. Inoltre è un prodotto molto diffuso e quindi facile da reperire ed economicamente competitivo; queste caratteristiche lo rendono utilizzabile anche nell’industria alimentare. Ha però una scarsa biodegradabilità ed è difficile da riciclare perché, essendo utilizzato per il packaging alimentare, spesso è contaminato. Il processo di riciclaggio che recupera il 100% del materiale è costoso e impiega sostanze chimiche e processi complessi.

Ultimamente le industrie hanno la possibilità di sostituire tutti gli imballaggi in plastica con materiali ecosostenibili e biodegradabili ed eliminare i prodotti in plastica monouso, optando invece per materiali più durevoli e sostenibili. Molte ditte si sono già mosse in questa direzione utilizzando la carta per i loro involucri, ad esempio per i mix di frutta secca che troviamo nei nostri distributori.

Siccome le imprese attive in Italia sono circa 1.647.154, se ogni azienda contribuisse mettendo in pratica questi semplici “protocolli” (oltre alla raccolta differenziata) sarebbe già un buon traguardo per l’ambiente.

Anche noi nel nostro piccolo possiamo comunque contribuire alla riduzione dei rifiuti con effetti positivi sull’ambiente. Ad esempio potremmo:

  1. Scegliere gli imballaggi poco voluminosi: questi costituiscono il 50% del volume totale dei rifiuti solidi urbani e spesso sono utilizzati solo per scopo promozionale
  2. Scegliere il formato famiglia: quindi evitare l’acquisto di prodotti “monodose” poiché, essendo confezionate singolarmente, aumentano la quantità di rifiuto.
  3. Scegliere gli imballaggi più idonei: quindi riutilizzabili più volte, realizzati con materiale riciclabile o proveniente dal riciclo, quindi ecologico, costituito da materiali facilmente separabili tra loro
  4. Scegliere prodotti durevoli, riparabili e intercambiabili:

Dato che è un materiale così comune, anche nella nostra scuola è importante capire come riciclare la plastica in modo efficace.

Mettiamo gli involucri delle merendine nel bidone della plastica, ma facciamo attenzione agli involucri in carta che devono essere riposti nei contenitori appositi. Schiacciamo le bottiglie di plastica per ridurre il volume, ma separiamo il tappo. È fatto di una plastica diversa e con il suo recupero possiamo contribuire alla raccolta fondi per la FIDAS. Scegliamo poi le borracce per l’acqua che possiamo riempire ai distributori vicino all’aula magna e materiali biodegradabili quando possibile.

Sitografia:

https://www.focus.it/temi/plastica

https://www.corepla.it/

https://www.liberidallaplastica.it/

https://www.tecnofer.biz/it/

https://ilbolive.unipd.it/index.php/it/tags/plastica